Consegne: i rider, i turni e "quando arriva"

Con la consegna a domicilio accesa, la sezione Rider è dove tieni chi porta gli ordini. Da lì apri il turno, dalla pagina Ordini affidi le consegne, e al cliente arriva su WhatsApp l'avviso che il suo ordine sta arrivando con l'orario previsto.

Non serve nessuna app: il rider riceve un messaggio e apre una pagina, come i vostri clienti con il carrello.

I rider sono del locale

Ogni rider appartiene al locale in cui l'hai creato. Se avete due sedi avete due squadre: nell'elenco di una non compaiono i rider dell'altra, e una consegna partita da via Roma non si può affidare a chi consegna per via Milano. Non è una complicazione, è quello che evita la consegna spedita dalla città sbagliata.

Di ogni rider servono tre cose: nome, cellulare — è lì che arrivano il turno e i fogli di consegna, e sbagliato non arriva niente senza che nessun errore lo segnali — e il mezzo. Il mezzo non è un'etichetta: da quello calcoliamo la velocità media con cui stimiamo l'arrivo, e uno scooter e una bicicletta danno due orari diversi. C'è anche un campo per le note, che compaiono sotto il nome nell'elenco.

Nell'elenco ogni rider ha un interruttore Attivo: chi non lo è resta scritto ma non gli si può aprire un turno. È il posto giusto per chi lavora solo il fine settimana o per chi si è fermato un mese — eliminarlo invece lo toglie del tutto, e le consegne che ha già portato restano dove sono ma la persona no.

Il nome è un pulsante: toccandolo si apre il suo giro — cosa ha portato, a chi e quanto ci ha messo — e da dentro si cambia giornata. È la stessa scheda che si apre dal nome sulla plancia degli Ordini, ed è lì che si risponde a «quante ne ha fatte ieri sera?».

Il turno

Il pulsante Inizio servizio apre il turno e manda al rider un messaggio con il link della sua pagina. Il turno di pranzo o di cena lo capiamo da noi guardando l'ora e i vostri orari: non c'è niente da scegliere.

A chiuderlo siete voi, dalla plancia, oppure si chiude da solo a fine orario. Il rider non può: dalla sua pagina il pulsante non c'è più, perché un tocco per sbaglio in tasca lasciava il banco senza sapere dov'è uno che ha ancora due consegne in mano.

Il rider apre il link e tocca Inizio turno. Quel tocco fa tre cose insieme: accetta di condividere la posizione, dà il permesso al telefono e tiene lo schermo acceso. Da quel momento, nella pagina Ordini, lo vedete comparire con le sue consegne.

Quello che sapere prima di prometterlo ai clienti

Un telefono condivide la posizione solo mentre la pagina è aperta e in primo piano. Non è un limite nostro: nessun sito, di nessuno, può leggere il GPS mentre lo schermo è bloccato o mentre si sta usando un'altra app. Solo un'app installata può farlo, e noi non ne chiediamo nessuna.

In pratica vuol dire questo: mentre il rider usa il navigatore, la posizione si ferma. Riprende appena torna sulla pagina — quando parcheggia, quando consegna, quando guarda il telefono al semaforo. Nella plancia lo vedete: il pallino diventa arancione e la riga dice da quanti minuti è ferma. Non la mostriamo mai come se fosse aggiornata quando non lo è: un puntino fermo spacciato per vivo è peggio di nessun puntino, perché ci prendete decisioni.

C'è un modo per avere entrambe le cose, e vale la pena dirlo ai vostri rider: su Android, tenendo la nostra pagina e Maps a schermo diviso, la posizione continua ad aggiornarsi mentre il navigatore guida. Sulla pagina c'è scritto.

L'orario previsto invece continua a valere anche quando la posizione è ferma: è una stima sulla distanza e sul mezzo, e non ha bisogno di sapere dov'è il rider minuto per minuto.

Affidare una consegna

Nella pagina Ordini, sulla riga di un ordine confermato in consegna, c'è la tendina dei rider. Sceglietene uno e succedono tre cose insieme:

L'avviso al cliente parte quando affidate l'ordine, non quando il rider dichiara di averlo preso: affidare è un gesto vostro e c'è sempre, mentre il "ritirato" dipende da un rider che tenga la pagina aperta — e un cliente lasciato senza avviso perché nessuno ha toccato lo schermo sarebbe un guasto che non si vede.

Più consegne nello stesso giro

Un rider può averne più d'una. L'ordine con cui le fa lo decidete voi, con le frecce nella plancia: il primo della lista è la prossima consegna. Gli orari si rifanno da soli a ogni spostamento — al secondo cliente diciamo un'ora più tarda, non la stessa, perché prima c'è la consegna che sta davanti.

Chiudere una consegna

Il rider ha due modi, e sono equivalenti:

In tutti e due i casi l'ordine esce dalla coda, come se aveste premuto Consegnato dal banco, e il rider risulta libero per la prossima.

Se un rider vi scrive, lo vedete

Il numero di un rider è un numero come tutti gli altri: se vi scrive su WhatsApp, il messaggio compare in Conversazioni e la segretaria gli risponde come farebbe con un cliente. Registrare qualcuno fra i rider non gli toglie niente — continua a poter prenotare un tavolo o ordinare da quel numero, esattamente come prima.

Restano invece fuori dalle chat i messaggi di servizio che gli mandiamo noi (il turno, i fogli di consegna) e il suo tocco su Consegna completata: quelli non sono conversazioni, sono gesti su una consegna, e li ritrovate nella pagina Ordini.

L'unico effetto collaterale è un po' di rumore: un «sono in ritardo di dieci minuti» finisce fra le chat dei clienti, e se scrive qualcosa che somiglia a una richiesta la segretaria può rispondergli come risponderebbe a un cliente. È una scelta consapevole, presa dopo che il contrario — tenerli fuori — aveva fatto sembrare guasto un intero numero WhatsApp: un messaggio che si vede di troppo si ignora, uno che sparisce no. Per le cose urgenti, comunque, resta il telefono: il suo numero è nella sua scheda, nella sezione Rider.

La posizione e la legge

Geolocalizzare chi lavora per voi non è una cosa che si fa alla leggera: in Italia ricade sull'articolo 4 dello Statuto dei lavoratori, e il titolare del trattamento siete voi, non noi. Quello che possiamo dirvi è come è fatto lo strumento:

Prima di attivarla, verificate con il vostro consulente del lavoro cosa serve nel vostro caso: di solito un'informativa ai lavoratori e, a seconda dell'inquadramento, un accordo sindacale o un'autorizzazione dell'Ispettorato.