Newsletter

Il volantino aspetta che qualcuno entri. La newsletter fa il contrario: prende la lista di indirizzi che hai già e dice a tutti, in una volta, che da oggi si prenota scrivendo su WhatsApp.

Li trovi in Marketing → Newsletter. Se preferisci farti accompagnare, in cima alla pagina c'è Tutorial guidato: ti porta in giro per le tre schede spiegando ogni passaggio, e puoi uscirne quando vuoi.

Come si carica la lista

Va bene qualunque formato ti ritrovi in mano: un file Excel esportato dal gestionale, un CSV, un elenco in un file di testo, o semplicemente un blocco di indirizzi copiato e incollato. Non serve sistemare le colonne: gli indirizzi li troviamo noi dentro il file, ovunque siano finiti.

Prima di scrivere niente in rubrica ti mostriamo il conto: quanti indirizzi abbiamo trovato, quanti erano già presenti, quali righe abbiamo scartato perché non erano indirizzi validi. Se il file era quello sbagliato te ne accorgi lì, non dopo.

Poi ti chiediamo di dichiarare una cosa sola, ed è importante: che quelle persone siano tuoi clienti e che tu abbia raccolto il loro consenso a ricevere comunicazioni. La lista è tua e la responsabilità di come l'hai raccolta resta tua — noi registriamo la dichiarazione con la data, perché se un giorno qualcuno contesta l'invio serve sapere chi l'ha autorizzato.

Il messaggio

L'email arriva già scritta: annuncia che da oggi si prenota su WhatsApp e porta gli stessi due codici del volantino — uno apre la chat, l'altro salva il tuo numero in rubrica. Puoi riscriverla con le tue parole — oggetto, titolo, testo e chiusura — e la vedi cambiare nell'anteprima mentre scrivi.

Sotto ai codici resta sempre un collegamento scritto, e non è un dettaglio: quasi tutti i programmi di posta tengono le immagini spente finché non è il destinatario a sbloccarle, e chi legge dal telefono un codice non può inquadrarlo — è lo schermo che glielo sta mostrando. Il collegamento è quello che gli fa aprire la chat con un tocco.

Prima di mandarla a tutti, mandala a te stesso con Mandala a me: si legge in casella com'è, con i codici veri da inquadrare.

Il mittente è un indirizzo nostro, ma il nome che il cliente legge è quello della tua attività, e se risponde all'email la risposta arriva a te.

Chi l'ha già ricevuta resta fuori

Quando carichi una lista aggiornata — ed è il gesto normale, si aggiungono i clienti nuovi — l'avviso parte solo verso chi non l'ha ancora ricevuto. Non devi ricordarti chi c'era già: te lo diciamo noi, e prima di inviare vedi scritto quanti restano fuori perché l'hanno già letta.

La seconda volta la stessa notizia non è una notizia: è posta indesiderata, e chi la riceve due volte è quello che poi ti segnala.

Come è andata

Nella rubrica, accanto allo stato, c'è una colonna che dice com'è finita l'ultima email mandata a quella persona: mai inviata, inviata, consegnata, letta, oppure rimbalzata se la casella non esiste più. Gli indirizzi rimbalzati escono da soli dagli invii successivi.

Una cosa da sapere sulla voce "letta": la si riconosce da un'immagine invisibile dentro il messaggio, e chi tiene le immagini spente risulta "consegnata" anche se l'ha letta eccome. Quel numero è un minimo, non un totale.

Perché l'invio dura qualche giorno

Le email non partono tutte insieme. Ne mandiamo un numero limitato al giorno e la campagna prosegue da sola finché non è finita: mille indirizzi diventano quattro o cinque giorni.

Non è una limitazione tecnica di poco conto, è il motivo per cui le email arrivano. Mille messaggi identici sparati nello stesso minuto sono esattamente ciò che i sistemi antispam cercano, e finirebbero nella posta indesiderata tutti insieme. Un po' alla volta, invece, arrivano.

Nella sezione Invio vedi a che punto è: quante ne sono partite, quante ne restano e fra quanti giorni finisce. Puoi metterla in pausa e riprenderla quando vuoi.

Se l'invio si ferma da solo

Può succedere di trovare la campagna in pausa senza averla messa in pausa tu. Quando capita, nella pagina c'è scritto perché.

Il motivo è quasi sempre uno: troppi indirizzi della lista non esistono, o troppe persone hanno premuto "segnala spam". Quando succede continuiamo a spedire solo per poco, poi ci fermiamo — e non è una punizione, è l'unica cosa che protegge le tue email future. I sistemi antispam giudicano chi scrive a caselle morte, e una lista vecchia bruciata in un pomeriggio si porta dietro anche le campagne dei mesi successivi.

Cosa fare: guarda la rubrica, togli gli indirizzi segnati come rimbalzati e riparti. Se l'elenco viene da un file vecchio o da un gestionale che non usi più, conviene rifarlo con i clienti di adesso invece di ripulirlo.

Chi si disiscrive

In fondo a ogni email c'è il modo di non riceverne più. Chi lo usa esce dalla lista subito, e non ci rientra nemmeno se ricarichi lo stesso file più avanti: la scelta di quella persona vale più del tuo elenco. Nella rubrica li vedi, segnati come disiscritti.

Stessa cosa per gli indirizzi che non esistono più: dopo il primo tentativo andato a vuoto li segniamo come rimbalzati e smettiamo di scrivergli. Insistere su caselle morte peggiora la consegna di tutte le altre.

Un consiglio

L'avviso funziona una volta sola: è una notizia, e la notizia si dà quando è nuova. Mandalo appena hai collegato WhatsApp e provato una prenotazione, non sei mesi dopo. Per chi arriva in seguito c'è il volantino, che sta lì tutto l'anno.